Saturday, 28 January 2012
Mazets de Saint Victor, Cotes du Rhone Villages Laudun, 2007 (Foncalieu)
Classici accostamenti di rito per un Cothes du Rhone Village sarebbero carni rosse e formaggi stagionati, ma questo Laudun risulta molto più fresco e acido di quanto ci si possa aspettare, e dunque dà il meglio con formaggi a media stagionatura e piatti di carne non eccessivamente sofisticati. L'ho provato con delle uova al prosciutto e l'accostamento è stato alquanto soddisfacente.
Il palato delude un pò, non riuscendo a mantenere i livelli dell'ottimo naso. L'alcol inizialmente risulta lievemente aggressivo e, anche se il vino tende decisamente ad aprirsi col passare dei minuti, tale tenue ma sgradevole 'violenza' alcolica rimane. L'acidità, in questi vini robusti e a volte ben troppo stucchevoli, è spesso un pregio, In tal caso però si va oltre. La freschezza è infatti eccessiva, finisce per sbilanciare il vino, compromettendo nel palato il soffice manto che i tannini (di ottima qualità) avevano costruito. Né perde senza dubbio il restrogusto che lascia una persistenza sbilanciata e non convince decisivamente (non si ha troppa fretta di riempire di nuovo il bicchiere). Probabilmente un vino leggermente fuori tempo, il cui equilibrio comincia proprio ora a disgregarsi, e che va consumato assolutamente entro l'anno. Detto questo, resta comunque un vino di buona qualità, che tenderà però inevitabilmente a lasciare insoddisfatti, vista l'incapacità, al palato, di mantenere le promesse dell'olfatto.
pubblicato su Le Strade del Vino
Vellutata di Zucca con Crostini di Mozzarella e Prosciutto
Monday, 23 January 2012
Vellutata di Cavolo Nero e Patate con grano e riso integrale
Black Kale and Potato velluté, served with brown rice and wheat grain, matched (quite well indeed) to a Domaine de Cabanes, Rosé de Provence, 2009.
Sunday, 11 December 2011
Me with Arbus in Paris
That is what I love: the differentness, the uniqueness of all things and the importance of life... I see something that seems wonderful; I see the divineness in ordinary things[1]
I really believe there are things which nobody would see unless I photographed them.
proof that something was there and no longer is. Like a stain. And the stillness of them is boggling. You can turn away but when you come back they’ll still be there looking at you[2]
point between what you want people to know about you and what you can’t help people knowing about you.
The difference from which this ‘gap’ emerges, through the repetition of the photographic act, is what you sought in the greasy dressing rooms of transvestites, or in the coldly distant images of nudists quietly lying on their sofas, the flaccid flesh blurring with the sofa’s skin, smoking a cigar just like the Mexican dwarf on the bed with hat and moustaches, looking at the camera with the involuntary comicalness of an African dictator. Instants, instances of the irreducible difference of life is what you were after in the dusty streets of New York where adults would look back at you with empty diffidence, in-diffidence, suspended between the atavistic fear of you stealing their soul, and the void which the camera lens was reflecting back to them.who such masks willingly wore, smoking cigarettes, holding grenades, posing as adult couples, pretending to be adult, reproducing a self-confidence which - now fully true because explicitly false - did not let adulthood tragic opacity emerge, and yet unable to conceal youth's pulsating vibrancy.
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| Woman with veil on fifth avenue, New York, 1968 |
A photograph is a secret about a secret. The more it tells you the less you know.
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| A Jewish Giant at home with his parents, Bronx, 1970 |
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| Self portrait pregnant NYC, 1945 |
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| Amedeo Modigliani, Head |
Like an unwitting Modigliani it was an empty, archetypal gaze you managed to uncover, behind which, through which, the impersonal ground of a life can be glimpsed, in its eternal boredom, its infinite purposelessnes. Like an unwitting Mirò your repetitive series gradually dug away any residue of subjectivity, stripping the flesh off the bones of your sub-jects.
Looking for difference you found the incessant, differential repetition of an impersonal Being flashing through the empty orbits of your subjects’ eyes. No difference, then, between all of them and the blind couple gently hugging on the bed – or rather, the difference is that the same subterraneous Being flows freely out of the couples white bulbs, free to roam and pulsate, free from the self-conscious effort of the other subjects faces.
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| Blind Couple in their Bedroom, Queens, 1971 |
Then is no chance that the most powerful explosion of this impersonal life is in the series of joyous shots of adults and children affected by Downs' Syndrome playing in the park. Here, hopelessness is gone, the expression is finally liberated from the constraints of the face, the sheer vitality speaks again of the sheer force of the impersonal. No surprise then whether you chose to name those pictures, ‘Untitled’.
| Untitled |
Perhaps you managed to glimpse
that terrible line that shuffles all the diagrams ... a line of life ... that carries man beyond terror ... where Life exists par excellence [3]This is then what you were looking for, encountering all those freaks (you included). You were looking for ‘masters of their own speed, of their own molecules and singularities’, for aristocrats of Being...
Most people go through their life dreading they'll go through a traumatic experience. Freaks were born with their trauma. They've already passed their test in life. They're aristocrats.
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| Jorge Luis Borges in Central Park, 1969 |
Monday, 20 December 2010
(Ir)responsabili dell'Ordine
http://www.youtube.com/watch?v=lsbR5L7OpLg&feature=player_embedded
l'aggressione avvenuta a Roma il 14 Dicembre sta sollevando svariate polemiche, nonchè la solita quantità d'azioni scomposte. Fascista? Infiltrato? Pazzo Sadico? Leggete i blog e i commenti, specialmente quelli del popolo Viola e delle organizzazioni studentesche, e la maggiorparte degli sforzi letterari sono dedicate alle teorie cospiratorie ed agli insulti spiccioli, con tanto di prove inconfutabili come il supposto saluto romano di un 'amico' dell'aggressore e cosi via.
Però, se leggete un po’ di post dell’area ‘attivista’, osservate i video, ascoltate le parole che vengono urlate, ben presto capirete che non di poliziotto infiltrato, nè di fascista (è evidente che il gesto dell’amico è tutto meno che un saluto romano) si tratta.
Il ragazzo faceva parte del ‘servizio d’ordine’ del corteo, per questo cercava di impedire che la camionetta degli sbirri fosse assaltata (un infiltrato non sarebbe così stolto). La vittima gli ha tirato addosso qualcosa, lui non c’ha visto più e (giustamente) innervosito lo ha (ingiustificatamente) aggredito. In effetti, e solo un pregiudiziale complottismo può impedire di comprenderlo, questa interpretazione è confermata da ciò che accade dopo:
Nonostante quella che dalle immagini sembrerebbe un’arbitraria aggressione, nessuno reagisce nei confronti del suddetto aggressore. Credete che, se si fosse trattato di fascisti intenti ad aggredire manifestanti, per di più platealmente ostendando saluti romani, nessuna reazione da parte degli altri manifestanti sarebbe conseguita? Idem per il caso di un infiltrato, non trovate assurdo che nessuno reagisca? Avete notato che a soccorrere la vittima è Francesco Caruso? Pensate che l’ex deputato non avrebbe legalmente e pubblicamente denunciato l’aggressore se di fascista e/o infiltrato si fosse trattato?
La storia è quella di un’operazione di autocontenimento finita male. E’ ironico, tragicamente ironico, poichè mostra come il ruolo di ‘polizia’ comporti una forte propensione a ricorrere all’eccessivo e gratuito uso della forza una volta che si sia posti sotto pressione. Non è la divisa che rende picchiatori. Nè semplicemente la volontà di distruggere, di creare disordine. Piuttosto il tentativo di mantenere l'ordine, e l'esasperazione che segue l'essere aggrediti mentre si ritiene di svolgere un compito necessario.
Insomma, sarà difficile per i ragazzi del ‘servizio d’ordine’ criticare apertamente gli abusi dei poliziotti quando loro stessi, se messi nella simile condizione di dover garantire un ordine - per di più senza l'aggiuntivo handicap di dover portare divise che attirano già da sole astio e violenza - se ne macchiano. In tal senso il loro (degli organizzatori) silenzio fin’ora è bizzarro, irritante. Senza nulla togliere alle responsabilità del 20enne, al tempo stesso abbandonarlo in tal modo alla pubblica gogna come fascista, infiltrato o semplicemente pazzo criminale mi sembra un gesto vigliacco ed ingrato. E’ ora che i responsabili del ‘servizio d’ordine’ della manifestazione se ne assumano, appunto, le responsabilità.
Friday, 10 December 2010
What is Violence?
Saturday, 20 November 2010
Lega e Kant
il pubblico uso della propria ragione dev'essere libero in ogni tempo, ed esso solo può attuare il rischiaramento tra gli uomini; invece l'uso privato della ragione può assai di frequente subire strette limitazioni senza che il progresso del rischiaramento ne venga particolarmente ostacolato. Intendo per uso pubblico della propria ragione l'uso che uno ne fa, come studioso, davanti all'intero pubblico dei lettori. Chiamo invece uso privato della ragione quello che ad un uomo è lecito farne in un certo ufficio o funzione civile di cui egli è investito. Ora per molte operazioni che attengono all'interesse della comunità è necessario un certo meccanicismo, per cui alcuni membri di essa devono comportarsi In modo puramente passivo onde mediante un'armonia artificiale il governo induca costoro a concorrere ai fini comuni o almeno a non contrastarli. Qui ovviamente non è consentito ragionare ma si deve obbedire. Ma in quanto nello stesso tempo questi membri della macchina governativa considerano se stessi come membri di tutta la comunità e anzi della società cosmopolitica, e si trovano quindi nella qualità di studiosi che con gli scritti si rivolgono a un pubblico nel senso proprio della parola, essi possono certamente ragionare senza ledere con ciò l'attività cui sono adibiti come membri parzialmente passivi. Così sarebbe assai pernicioso che un ufficiale, cui fu dato un ordine dal suo superiore, volesse in servizio pubblicamente ragionare sull'opportunità e utilità di questo ordine: egli deve obbedire. Ma è iniquo impedirgli in qualità di studioso di fare le sue osservazioni sugli errori commessi nelle operazioni di guerra e di sottoporle al giudizio del suo pubblico. Il cittadino non può rifiutarsi di pagare i tributi che gli sono imposti; e un biasimo inopportuno di tali imposizioni, quando devono essere da lui eseguite, può anzi venir punito come uno scandalo (poiché potrebbe indurre a disubbidienze generali). Tuttavia costui non agisce contro il dovere di cittadino se, come studioso, manifesta apertamente il suo pensiero sulla sconvenienza o anche sull'ingiustizia di queste imposizioni.
dichiarati a favore degli occupanti della gru, strumentalizzando politicamente gli eventi e prendendo delle posizioni pubbliche inaccettabili, su una vicenda che non riguarda il sistema scolastico o il loro ruolo didatticoLa logica è che, dal momento che
Professori e ricercatori - spiega ancora Marelli - sono pagati con i soldi dello Stato e sono quindi dipendenti della collettivita'è inammissibile che osino criticare il loro 'datore di lavoro', cioè, lo Stato. Nel crescendo finale, Marelli, primo firmatario della mozione della Lega contro i docenti, conclude che
Se queste persone vogliono dedicare le loro energie alla diffusione di idee antistoriche lo possono fare rinunciando ai loro privilegi di baroni; nessuno gli vieta di fare politica in modo attivo, a patto che questo non avvenga a spese dei bresciani e soprattutto degli studenti che pagano le rette".








